SANTUARIO
BEATA VERGINE MARIA DELLE GRAZIE

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Tel. 0376/349002 - Fax 0376/347112
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PREGHIERA DI  BENEDETTO XVI

Giovedì, 8 dicembre 2005
OMAGGIO DEL SANTO PADRE
ALL’IMMACOLATA A PIAZZA DI SPAGNA



Sì, vogliamo ringraziarti, 
Vergine Madre di Dio 
e Madre nostra amatissima,
per la tua intercessione 
in favore della Chiesa.

Tu, che abbracciando senza riserve la volontà divina,
ti sei consacrata con ogni tua energia
alla persona e all’opera del Figlio tuo,
insegnaci a serbare nel cuore
e a meditare in silenzio, come hai fatto Tu,
i misteri della vita di Cristo.

Tu, che avanzasti sino al Calvario,
sempre profondamente unita al Figlio tuo,
che sulla croce ti donò come madre
al discepolo Giovanni,
fa’ che ti sentiamo sempre anche noi vicina
in ogni istante dell’esistenza,
soprattutto nei momenti di oscurità e di prova.

Tu, che nella Pentecoste,
insieme con gli Apostoli in preghiera,
implorasti il dono dello Spirito Santo
per la Chiesa nascente,
aiutaci a perseverare
nella fedele sequela di Cristo.

A Te volgiamo fiduciosi lo sguardo,
come a "segno di sicura speranza e di consolazione,
fino a quando non verrà il giorno del Signore".

Te, Maria, invocano con preghiera insistente
i fedeli di ogni parte del mondo
perché, esaltata in cielo fra gli angeli e i santi,
interceda per noi presso il Figlio tuo
"fin tanto che tutte le famiglie dei popoli,
sia quelle insignite del nome cristiano,
sia quelle che ancora ignorano il loro Salvatore,
in pace e concordia siano felicemente riunite
in un solo popolo di Dio,
a gloria della santissima e indivisibile Trinità" 
Amen!









Maria, Madre del sì, parlaci di Lui!


Maria, Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù
e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo cuore.
Stella del mattino, parlaci di Lui
e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della fede.
Maria, che a Nazareth hai abitato con Gesù,
imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti,
la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta
e fa’ fiorire la Parola in scelte di vera libertà.
Maria, parlaci di Gesù,
perché la freschezza della nostra fede
brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci incontra,
come Tu hai fatto visitando Elisabetta
che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della vita.
Maria, Vergine del Magnificat,
aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana,
spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli,
a fare solo quello che Gesù dirà.
Maria, poni il tuo sguardo sull'Agorà dei giovani,
perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana.
Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi
e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.
Maria, Madonna di Loreto, porta del cielo,
aiutaci a levare in alto lo sguardo.
Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui.
Annunciare a tutti il Suo amore.

Benedetto XVI
"Agorà dei Giovani italiani", Loreto 2007










PREGHIERA
ALLA VERGINE




Vergine, come si inarcavano sul tuo capo
i cieli e si posava sopra le tue mani
l'ombra degli uccelli quando
Tu stavi alla fontana? Come
ti attraversavano le primavere e gli autunni?

O, forse, nulla ti apparteneva di noi
di questa sorda delusione
che è nostro pane di maledetti,
sostanza di giorni sempre affamati.
Forse Tu non attendevi alcuno,
Tu non avevi cercato
mai nulla alla terra;
non sapevi il nostro desiderio
e così hai potuto generare, intatta,
Chi già Ti riempiva
come un lago colmo.

E non eri Tu a guardare la pianura
e le vigne; esse, incantate
fiorivano ai tuoi piedi.
E il giorno per Te non aveva
la figura di una prora oscura
sul ciglio dell'abisso,
confine a un domani senza volto,
a un giorno che potrebbe non sorgere.
Il tuo era una fiaba, la strofa
di un racconto in cui Tu eri Regina;
e una ad una le ore ascendevano
dalla torre dell'Eterno
in un sussurro che Tu neppure avvertivi.
Per noi invece la sorpresa
dei rintocchi lugubri; per noi
la paura che non passino e la paura
che passino. E la tua notte
non era notte: non era
finestra aperta su alcun mistero,
e nemmeno presagio di quiete.
Eri Tu il mistero, la radiosa Notte
che racchiudeva il Giorno,
che avrebbe rivestito di carne la Luce
e avrebbe dato un suono al Silenzio.
Tu non guardavi mai fuori.
Di fuori per Te la pietra
era pietra, l'albero albero
e la voce dell'usignolo era
come acqua chiara. Ma dentro Tu eri
una riviera spalancata sull'oceano.

O Vergine, integra essenza della nostra
turbata immagine, segnale d'approdo agli evi,
alle strade di tutta la terra; Madre,
pietà per la torbida gioia mia
di sentirmi diverso, per la condizione
non voluta d'esserti sfondo,
muraglia d'ombre al tuo chiarore
e al sole di tuo Figlio.
Perdona il disperato amore
che mi spinge di notte in notte,
onde, pur senza abbandoni,
io amo creature; e a vicenda
ci conclamiamo immortali
con la morte sulle braccia,
con musiche senza eco in cuore.
Perdona questi giri violenti
del sangue el'arsura dei fiumi
nell'alta estate; a noi
che sappiamo dapprima il frutto
delle nostre mietiture.

Ecco, Vergine, Tu non avevi
la nostra meraviglia, lo scompiglio
dei fili che si rompono, quando da noi,
e non d'alcun angelo, scopriamo
la parola cercata, il segno
preciso al miracolo.
L'averti Egli abitata
ti ha dato una sola direzione;
mentre se il nostro sangue
è capace d'imboccare la strada
di una casta concupiscenza,
pure allora, forse, tutto
può essere perduto.

Vergine, o armonia libera,
semplicità agognata e impossibile.

David Maria Turoldo

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