SANTUARIO
BEATA VERGINE MARIA DELLE GRAZIE

Piazza Santuario, 4 - 46010 Grazie di Curtatone (MN) -
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BREVE DESCRIZIONE



LA FACCIATA

L'aspetto austero della facciata originaria rinserrata tra robusti contrafforti è alleggerito dai pinnacoli e dalle due alte e strette finestre, nonché dagli orologi su ciascun lato. Alla verticalità, fa da contrappunto l'orizzontalità del portico aggiunto nei secoli XVI e XVII. Negli affreschi tardo-cinquecenteschi che ornano le lunette sono raffigurati eventi che hanno segnato la storia del Santuario dalle origini alla dedicazione, dalle visite di personaggi famosi alle preghiere di umili fedeli, dalle distruzioni subite alle grazie elargite. Le lapidi sottostanti ricordano mantovani illustri del passato ed avvenimenti storici (peste, battaglia di Federico II Gonzaga, battaglia di Curtatone). Il portale rinascimentale reca la scritta "Dedicato alla Regina del cielo". Su di essa campeggia l'immagine della Vergine con Bambino, opera attribuita ad un discepolo di Andrea Mantegna e simbolicamente indicante la centralità di Dio, pur se il tempio è dedicato alla Madonna.





LA NAVATA E L'IMPALCATO

La struttura architettonica si compone di un'unica navata composta di tre campate illuminate da strette e alte monofore e coperte da volte ogivali a crociera, con chiavi di volta in cui sono raffigurate la Madonna col Bambino, il sole e la luna (simboli di Cristo, del giorno e della notte, del bene e del male). Sotto la prima volta pende incatenato "il coccodrillo", dall'origine oscura, ma dal significato evidente: simbolo del demonio, all'interno della chiesa sta a dimostrare che Dio vince sul male. Le vele delle volte sono decorate da fiori, un omaggio a Maria nonché un riferimento alla vegetazione lacustre o all'araldica gonzaghesca. Nella parte inferiore della parete sinistra due affreschi raffigurano la Madonna che protegge tutti sotto il suo mantello e la Natività; le due scene racchiudono uno dei tanti sepolcri che trovano posto nel tempio.





L'elemento più originale, strano ed affascinante del Santuario, è sicuramente l'impalcato ligneo che ne orna a doppia loggia le pareti. Unico al mondo, esso fu ideato dal frate francescano Francesco da Acquanegra nel 1517. Si compone di colonne su cui spiccano innumerevoli ex-voto anatomici in cera (mani, occhi, seni) in segno di guarigioni miracolose, e di nicchie in cui trovano posto statue polimateriche (legno, stoffa e cartapesta) di pellegrini umili o famosi imploranti grazie o testimoni di grazie ricevute. Saccheggiato nel corso dei secoli, questo apparato è ritratto di una società popolata da personaggi di ogni estrazione, e da espressioni di un popolo di Dio in preghiera e in adorazione: le rappresentazioni sono interpretate e descritte nei medaglioni sottostanti.
Diverse nicchie erano occupate da armature antiche e preziose, ora custodite nel Museo Diocesano di Mantova.







LE CAPPELLE DI SINISTRA

La Cappella di Sant'Ippolito (prima a sinistra), eretta verso la metà del sec. XVI, è dedicata al Santo da cui vantavano di discendere i Conti Ippoliti di Gazoldo. Qui si trova il loro mausoleo.
Il dipinto sopra l'altare, opera di Antonio Maria Viani, raffigura il martirio del Santo. 
Successivamente: la Cappella di Sant'Antonio è dedicata al Santo di Padova raffigurato nella pala d'altare dipinta dal mantovano Francesco Borgani nel 1620; i quadri alle pareti raffigurano il Risorto con San Tommaso e San Francesco che riceve le stimmate. L'altare, l'abside e la volta a crociera con il Mistico agnello nella chiave di volta conferiscono armonia ed eleganza alla cappella.
La Cappella di San Gabriele, in antichità appartenente agli Strozzi di Firenze e decorata con affreschi del Pordenone, fu restaurata dai frati Passionisti che la intitolarono al loro protettore. Le lunette alla base della volta illustrano la sua vita, mentre a sinistra dell'altare è rappresentato San Paolo della Croce, fondatore dell'Ordine. La pala d'altare raffigura la Madonna col Bambino, opera di Carlo Santner. Il pavimento è in mosaico.
La Cappella di San Sebastiano, un tempo della famiglia Zibramonti, va segnalata per i pregevoli affreschi di Lorenzo Leonbruno (sec. XVI), stimato pittore alla corte dei Gonzaga. Nella volta sono raffigurati Dio e scene di vita di S. Sebastiano, nelle lunette la Resurrezione di Gesù e l'Assunzione di Maria con uno stuolo di devoti oranti, tratti da dipinti di Raffaello e Michelangelo. Della pala d'altare parla il Vasari nelle sue Vite.
La Cappella di San Girolamo è da segnalare per la pala d'altare di Francesco Bonsignori raffigurante il Santo in preghiera nel suo eremo, per il cenotafio di Bernardino e per la chiave di volta in terracotta dipinta.







IL PRESBITERIO

Lo spazio oltre la balaustra è attribuito a Giulio Romano.
Da segnalare:
- il fregio con putti,
- il catino absidale a festoni vegetali con al centro la colomba, simbolo dello Spirito Santo,
- le lunette con al centro quella della glorificazione di Maria e ai lati quelle di profeti Daniele, Davide, Mosè e Isaia che reggono nastri con frasi dall'Antico Testamento,
- l'altare, ristrutturato dopo i danni per un uragano nel 1733, con un paliotto intarsiato a motivi vegetali intorno all'ostensorio e le figure di Giovanni evangelista e San Francesco,
- il tempietto, commissionato nel 1646 da Maria Gonzaga, struttura architettonica a pianta centrale rivestita di marmi  policromi e adorna di piccole sculture tra cui l'Immacolata sulla sommità, e ospitante l'icona della Madonna delle Grazie,
- i due candelabri a sette braccia e l'antico leggio provenienti da una sinagoga distrutta di Mantova.

 
 


LATO DESTRO

Discendendo dal Presbiterio verso il lato destro, si incontra la Cappella già della Mater Gratiae che deve il suo nome alla scritta che compare sull'arco d'ingresso: Maria è la Madre di Colui che è la Grazia e che dona la Grazia, unico vero sommo bene per l'umanità. Questo è il luogo in cui sorse il capitello d'antica origine; qui fu venerata l'immagine della Madonna sino al 1932. Gli innumerevoli ex-voto appesi alle pareti testimoniano la devozione popolare. L'altare settecentesco, il paliotto intarsiato in marmi policromi e le due statuette sono gli elementi artistici più significativi.
Di seguito è l'ex-cappella si San Francesco, divenuta un passaggio verso la Sagrestia nuova; essa ospita il monumento sepolcrale di Girolamo Stanga.

Si entra nella sagrestia nuova che fu fatta costruire nel 1642 dal nobile mantovano Scipione Capilupi scampato alla peste del 1630. L'altare è sormontato da un dipinto dedicato alla Trinità e a San Giovanni Battista. Degni di menzione sono i ritratti di nobili mantovani che ornano le pareti e la parte centrale del lunettone eseguito da Francesco Borgani per il refettorio del convento. Da notare anche un busto di San Pio X.

Uscendo a destra dalla sagrestia, si può ammirare il chiostro che è l'unico rimasto dei quattro originari. Le lunette che lo adornano sono affrescate con episodi della vita di San Francesco. Bello il pozzo centrale la cui traversa riporta la scritta leggibile in entrambi i sensi: TIBI SITIS/SITIS IBIT che sta a significare: se attingerai acqua la tua sete si placherà.






Rientrando in sagrestia ed oltrepassandola, si può visitare il corridoio delle tavolette che è quanto resta del chiostro detto "della cisterna". Esso ospita oltre cento tavolette votive che costituiscono uno dei tesori più preziosi del Santuario. Databili dal Seicento all'Ottocento sono tipica espressione dell'arte popolare ed illustrano interventi prodigiosi della Vergine in momenti difficili della vita quotidiana.

La prima sagrestia, di architettura gotica, è stata recentemente riportata alla sua originaria funzione. Essa è arricchita da arredi lignei e da tre importanti dipinti: una tela di Fermo Ghisoni, collaboratore di Giulio Romano, raffigurante l'Assunta e due tele del più importante pittore nativo di Mantova, Giuseppe Bazzani, pure raffiguranti la Vergine.

Rientrando in Santuario, si trova la Cappella dedicata alla Madonna e a Santa Caterina, fatta costruire dagli Aliprandi nel 1415, è la più antica delle nove volute dalle casate mantovane. Vi si possono ammirare due affreschi quattrocenteschi in stile gotico internazionale raffiguranti la Madonna. L'ancona sopra l'altare è opera dei fratelli Viani e inquadra l'immagine di Maria. I dipinti sono attribuibili a Antonio Maria e raffigurano il Padre, le sante Anna ed Elisabetta, le sante Caterina e Apollonia. Dentro l'ancona è una raffigurazione di Maria. Alla base, è custodita la salma del Vescovo Antonio Domenico Menna.
Successivamente, nel percorso del lato destro è la Cappella di San Lorenzo, che fu fatta costruire dai Bertazzolo nel Cinquecento per rendere onore al loro patrono. Negli affreschi alle pareti è narrata la vita del santo, mentre il martirio è raffigurato nella pala dell'altare, opera di Lorenzo Costa il Giovane.

La Cappella di San Bonaventura, realizzata da Giulio Romano, ospita il mausoleo di Baldassarre Castiglione, il celebre autore cinquecentesco de "Il Cortigiano". L'architettura nobile ed elegante si regge su quattro colonne angolari tra le quali gli spazi si dilatano per formare una croce greca e sono definiti da archi a tutto sesto che preludono alla volta affrescata con episodi della resurrezione di Gesù, medaglioni di apostoli e santi e gli stemmi Castiglioni e Torelli. La pala d'altare è opera di Ippolito Costa. Il mausoleo di Baldassarre appartiene all'arte di Giulio Romano: il sarcofago è sormonatato da una piramide di otto gradini che alludono all'"ottavo giorno", quello della Resurrezione di Gesù, e proprio la statua del Risorto troneggia in cima alla piramide, per significare il passaggio dalla morte terrena alla vita eterna.





Infine, a ricordo della visita compiuta dal Santo Padre Giovanni Paolo II nel 1991 sono la lapide accanto all'ingresso e, uscendo nel prato antistante il Santuario, il busto bronzeo realizzato dallo scultore Andrea Jori, posato su basamento marmoreo e voluto da Mons. Egidio Caporello Vescovo di Mantova a memoria di quel singolarissimo evento. Il busto del papa è la più recente opera d'arte giunta ad arricchire e a valorizzare questo scrigno di tesori. 






Tratto da IL SANTUARIO DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE PRESSO MANTOVA di Mons. Roberto Brunelli, op.cit.



Pianta del Santuario


Antica pianta del Santuario
e convento


     


Il Santuario in miniatura








L'icona mariana






MEMORARE

Preghiera di San Bernardo

 

Memoráre,

piíssima Virgo Maria,

a saéculo non esse audítum

quemquam

ad tua curréntem praesídia,

tua implorántem auxília,

tua peténtem suffrágia

esse derelíctum.

 

Ego,

 tali animátus confidéntia,

ad te, Virgo vírginum, Mater, curro:

ad te vénio,

coram te gemens peccátor assísto.

 

Noli, Mater Verbi,

verba mea despícere,

sed audi propítia et exáudi.

Amen.


 

Ricordati,

o piissima Vergine Maria,

non essersi mai udito al mondo

che alcuno

abbia ricorso al tuo patrocinio,

implorato il tuo aiuto,

chiesto la tua protezione

e sia stato abbandonato.

 

Animato da tale confidenza,

a te ricorro, 

o Madre Vergine delle Vergini,

a te vengo

e, peccatore contrito,

innanzi a te mi prostro.

 

Non volere, o Madre del Verbo,

disprezzare le mie preghiere,

ma ascoltami propizia ed esaudiscimi.

Amen.







DALL'OMELIA DI 
SUA SANTITÀ PAOLO VI


EPILOGO DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Piazza San Pietro, 8 dicembre 1965

L’uomo conserva l’aspirazione inestinguibile verso la perfezione ideale e totale, ma non arriva da sé a raggiungerla, né forse col concetto, né tanto meno con l’esperienza e con la realtà. Lo sappiamo; è il dramma dell’uomo, del re decaduto. 

Ma osservate che cosa si verifica questa mattina: mentre chiudiamo il Concilio ecumenico noi festeggiamo Maria Santissima, la Madre di Cristo, e perciò, come altra volta dicemmo, la Madre di Dio e la Madre nostra spirituale. Maria santissima, diciamo Immacolata! cioè innocente, cioè stupenda, cioè perfetta; cioè la Donna, la vera Donna ideale e reale insieme; la creatura nella quale l’immagine di Dio si rispecchia con limpidezza assoluta, senza alcun turbamento, come avviene invece in ogni creatura umana.

Non è forse fissando il nostro sguardo in questa Donna umile, nostra Sorella e insieme celeste nostra Madre e Regina, specchio nitido e sacro dell’infinita Bellezza, che può terminare la nostra spirituale ascensione conciliare e questo saluto finale? e che può cominciare il nostro lavoro Post-conciliare? Questa bellezza di Maria Immacolata non diventa per noi un modello ispiratore? una speranza confortatrice?


MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PAOLO VI
AGLI ARTISTI

CHIUSURA DEL 

CONCILIO VATICANO II

8 dicembre 1965

 

Ora a voi tutti, artisti che siete innamorati della bellezza e che per essa lavorato: poeti e uomini di lettere, pittori, scultori, architetti, musicisti, gente di teatro e cineasti... A voi tutti la Chiesa del Concilio dice con la nostra voce: se voi siete gli amici della vera arte, voi siete nostri amici!

Da lungo tempo la Chiesa ha fatto alleanza con voi. Voi avete edificato e decorato i suoi templi, celebrato i suoi dogmi, arricchito la sua liturgia. L’avete aiutata a tradurre il suo messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure, a rendere comprensibile il mondo invisibile.

Oggi come ieri la Chiesa ha bisogno di voi e si rivolge a voi. Essa vi dice con la nostra voce: non lasciate che si rompa un’alleanza tanto feconda! Non rifiutate di mettere il vostro talento al servizio della verità divina! Non chiudete il vostro spirito al soffio dello Spirito Santo!

Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani...

Che queste mani siano pure e disinteressate! Ricordatevi che siete i custodi della bellezza nel mondo: questo basti ad affrancarvi dai gusti effimeri e senza veri valori, a liberarvi dalla ricerca di espressioni stravaganti o malsane.

Siate sempre e dovunque degni del vostro ideale, e sarete degni della Chiesa, la quale, con la nostra voce, in questo giorno vi rivolge il suo messaggio d’amicizia, di saluto, di grazie e di benedizione.



DALLA LETTERA DEL PAPA
GIOVANNI PAOLO II
AGLI ARTISTI

4 Aprile 1999 Domenica di Risurrezione


La «Bellezza» che salva

Auguro a tutti voi, artisti carissimi, di essere raggiunti da queste ispirazioni creative con intensità particolare. La bellezza che trasmetterete alle generazioni di domani sia tale da destare in esse lo stupore! Di fronte alla sacralità della vita e dell'essere umano, di fronte alle meraviglie dell'universo, l'unico atteggiamento adeguato è quello dello stupore.

Da qui, dallo stupore, potrà scaturire quell'entusiasmo di cui parla Norwid nella poesia a cui mi riferivo all'inizio («La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere»). Di questo entusiasmo hanno bisogno gli uomini di oggi e di domani per affrontare e superare le sfide cruciali che si annunciano all'orizzonte. Grazie ad esso l'umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino. In questo senso è stato detto con profonda intuizione che « la bellezza salverà il mondo ».

La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. E' invito a gustare la vita e a sognare il futuro. Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell'arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come sant'Agostino ha saputo interpretare con accenti ineguagliabili: « Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato! ».

I vostri molteplici sentieri, artisti del mondo, possano condurre tutti a quell'Oceano infinito di bellezza dove lo stupore si fa ammirazione, ebbrezza, indicibile gioia.

Vi orienti ed ispiri il mistero del Cristo risorto, della cui contemplazione gioisce in questi giorni la Chiesa.

Vi accompagni la Vergine Santa, la « tutta bella » che innumerevoli artisti hanno effigiato e il sommo Dante contempla negli splendori del Paradiso come « bellezza, che letizia era ne li occhi a tutti li altri santi ».

DAL DISCORSO DEL 
SANTO PADRE BENEDETTO XVI

INCONTRO CON GLI ARTISTI
Cappella Sistina
Sabato, 21 novembre 2009

Che cosa può ridare entusiasmo e fiducia, che cosa può incoraggiare l’animo umano a ritrovare il cammino, ad alzare lo sguardo sull’orizzonte, a sognare una vita degna della sua vocazione se non la bellezza? Voi sapete bene, cari artisti, che l’esperienza del bello, del bello autentico, non effimero né superficiale, non è qualcosa di accessorio o di secondario nella ricerca del senso e della felicità, perché tale esperienza non allontana dalla realtà, ma, al contrario, porta ad un confronto serrato con il vissuto quotidiano, per liberarlo dall’oscurità e trasfigurarlo, per renderlo luminoso, bello.

L’autentica bellezza, invece, schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’Altro, verso l’Oltre da sé. Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora riscopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere, il Mistero di cui siamo parte e da cui possiamo attingere la pienezza, la felicità, la passione dell’impegno quotidiano.

(foto di Agron Kozeli)

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