La Sagrestia Nuova

Ritornando verso l’ingresso sul lato di destra della navata, e immettendosi nell’ex cappella di San Francesco, si giunge nella Sagrestia Nuova. Di imponenti dimensioni, rende bene l’idea della monumentale grandezza e bellezza del complesso religioso, sfortunatamente demolito per circa tre quarti della sua ampiezza in epoca napoleonica.

Lo spazio, luminosissimo, fu edificato intorno al 1642 dal nobile mantovano Scipione Capilupi (come ringraziamento per essere scampato – lui solo, di tutta la sua famiglia – alla pestilenza che con il saccheggio colpì Mantova nel 1630), occupando parte del chiostro finitimo. Spiccano senz’altro gli armadi lignei lungo il perimetro della grande sala, completata da un altare la cui pala sembra essere una copia da un originale (già attribuito a Tiziano) ritirato dalla famiglia Capilupi, che in passato ne era, appunto, titolare.

La tela iconograficamente giustifica la dedicazione dello spazio alla Trinità e a San Giovanni Battista: raffigura il Battesimo di Gesù, episodio evangelico in cui è presente il Battista e durante il quale si manifesta, appunto, la Santissima Trinità. Tra i dipinti qui conservati è una copia della Cena in Emmaus di Tiziano, forse proveniente dalla scarsella della sagrestia della chiesa dei Gesuiti, a Mantova. Alla parete ovest un’enorme lunetta, tela di Francesco Borgani già nel refettorio del convento e, sfortunatamente, in parte tagliata negli anni Sessanta del Novecento.

Raffigura L’apparizione di Maria a Sant’Antonio di Padova, al quale ella affida il Bambino Gesù. Tutt’intorno l’unica serie completa dei ritratti dei Gonzaga Nevers e alcuni ex voto, piccola parte della collezione di centinaia di pezzi qui conservata. Alla parete sud spicca anche un busto di San Pio X, che prima di essere pontefice fu vescovo di Mantova e che sia da vescovo sia da Papa manifestò per questo santuario particolari sollecitudini. Suo fratello, inoltre, abitava in un palazzo nel borgo, che tuttora è detto “Palazzo Sarto”.

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Santuario delle Grazie
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